Intervalli di taratura: che cosa dice la guida ILAC-G24 / OIML D 10:2022

Il certificato di taratura porta una data, non una scadenza: l'intervallo lo stabilisce l'utilizzatore. La guida ILAC-G24 / OIML D 10, rivista nel 2022, dice come sceglierlo e come rivederlo.

Il certificato porta una data, non una scadenza

Un certificato di taratura riporta la data in cui la taratura è stata eseguita, non una data di scadenza. Descrive lo strumento com'era quel giorno: da quel momento il suo comportamento dipende da come viene usato, da dove è installato, da urti, spostamenti o regolazioni. La norma per i laboratori di prova e di taratura, la UNI CEI EN ISO/IEC 17025, al punto 7.8.4.3 esclude dal certificato le raccomandazioni sull'intervallo di taratura, salvo accordo con il cliente. L'intervallo lo stabilisce chi usa lo strumento, nel proprio sistema di gestione per la qualità.

Per prendere questa decisione esiste un documento di riferimento internazionale: la guida ILAC-G24 / OIML D 10, «Guidelines for the determination of recalibration intervals of measuring equipment», nell'edizione 2022.

Una guida comune a ILAC e OIML

La guida è stata scritta insieme dall'International Laboratory Accreditation Cooperation (ILAC) e dall'Organizzazione internazionale di metrologia legale (OIML). L'edizione 2022 sostituisce quella del 2007; è stata approvata dal Comitato internazionale di metrologia legale nell'ottobre 2022 e da ILAC nel dicembre 2022.

È rivolta ai laboratori, per stabilire e rivedere gli intervalli di taratura delle apparecchiature che usano, ma secondo il suo campo di applicazione vale anche per gli organismi di ispezione e di certificazione e per le altre organizzazioni che utilizzano apparecchiature di misura. La guida descrive alcuni metodi e lascia a ciascuno la responsabilità di sceglierli in base alle proprie esigenze e alla propria valutazione del rischio, di verificarne l'efficacia e di risponderne. Precisa anche che non esiste una pratica migliore valida in ogni caso.

La scelta dell'intervallo iniziale

Secondo la guida, la prima decisione si basa soprattutto su una valutazione del rischio e la prende personale con la competenza tecnica necessaria. I fattori da considerare, senza limitarsi a questi, sono:

  • l'incertezza di misura richiesta;
  • il tipo di apparecchiatura e i suoi componenti;
  • il rischio che l'apparecchiatura superi durante l'uso i limiti stabiliti, per esempio l'errore massimo ammesso;
  • le raccomandazioni del fabbricante;
  • la tendenza all'usura e alla deriva;
  • l'estensione e la gravosità dell'uso previsto;
  • le condizioni ambientali, come clima e vibrazioni;
  • l'influenza della grandezza misurata sui risultati;
  • i dati raccolti o pubblicati su apparecchiature uguali o simili;
  • la frequenza dei confronti con altri campioni o strumenti;
  • la frequenza, la qualità e i risultati dei controlli intermedi;
  • il trasporto dell'apparecchiatura e i rischi che comporta;
  • la formazione del personale e il grado di applicazione delle procedure;
  • i requisiti di legge.

Per ogni strumento, o gruppo di strumenti, si stima il periodo in cui è probabile che resti entro i limiti prescritti dopo una taratura.

La revisione dell'intervallo

La guida mette in conto che l'intervallo scelto all'inizio non sia quello ottimale: lo strumento può rivelarsi più o meno affidabile del previsto, l'uso e la manutenzione possono essere diversi da quelli immaginati, la deriva rilevata dalle tarature può indicare che serve un intervallo più breve o che se ne può adottare uno più lungo senza aumentare il rischio. Le apparecchiature nuove andrebbero tarate più spesso, per individuare presto l'andamento delle loro prestazioni.

Per questo la revisione è continua e la guida non raccomanda intervalli fissi, salvo che l'intervallo sia prescritto da un documento normativo, come un metodo di riferimento o una norma tecnica. I metodi descritti sono cinque:

Metodo 1, a gradini (tempo di calendario)

A ogni taratura l'intervallo successivo si allunga, o resta uguale, se lo scostamento dal valore di riferimento cade entro una percentuale prestabilita dell'intervallo fra gli errori massimi ammessi; altrimenti si accorcia. È semplice da gestire; la guida avverte che con questo metodo non è opportuno arrivare a intervalli molto lunghi.

Metodo 2, carta di controllo (tempo di calendario)

Si scelgono alcuni punti di taratura significativi e se ne riportano i risultati nel tempo, per calcolare dispersione e deriva e da queste l'intervallo. Richiede una buona conoscenza dello strumento e non si presta alle apparecchiature senza deriva.

Metodo 3, tempo d'uso

Come i primi due, ma l'intervallo si esprime in ore di utilizzo invece che in mesi; è adatto agli strumenti soggetti a usura con l'uso.

Metodo 4, controlli in servizio

I parametri critici si controllano spesso con un dispositivo dedicato o con strumenti portatili; la taratura completa si esegue quando un controllo trova lo strumento fuori dai limiti.

Metodo 5, altri approcci statistici

Applicati al singolo strumento o a gruppi di strumenti.

Fra una taratura e l'altra

Due indicazioni della guida valgono per qualsiasi metodo.

Controlli intermedi

Un sistema di controlli intermedi assicura che lo strumento funzioni correttamente fra una taratura e l'altra, come prevede anche la ISO/IEC 17025, quando sono necessari.

Dati storici

I risultati delle tarature si raccolgono e si conservano come dati storici, che sono la base delle decisioni future sull'intervallo.

Per una bilancia i controlli intermedi si fanno con pesi campione di classe adatta allo strumento. I certificati archiviati, messi in fila, mostrano come la bilancia si è comportata nel tempo e quanto ha derivato fra una taratura e l'altra: sono l'evidenza per confermare l'intervallo scelto, oppure per cambiarlo.

ILAC e IAF, dal 2026 un'unica organizzazione

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Aggiornato il 5 novembre 2026